13 luglio 2017Torna alla Lettera al Commissario Errani


È passato oltre un mese dall'ultimo aggiornamento e chi ha seguito finora le vicissitudini di questa benedetta erogazione del CAS (Contributo per l'Autonoma Sistemazione) potrebbe pensare che tutto si sia risolto per il meglio. Ma in realtà non è così.

Ovviamente dipende dai punti di vista: per me, sfollato e fortunatamente da poco pensionato, i problemi sono pesanti e indubbi ma certamente meno pesanti di quelli che affronta chi ha ancora un'attività da svolgere nel luogo di residenza, chi ha figli che frequentavano scuole in loco, chi ha problemi di salute e necessità di assistenza e soprattutto chi ha poche o nulle entrate a fronte delle numerose spese che comporta la situazione di sfollato.

Se non ho voluto inserire prima in questa pagina le altre PEC che nel frattempo mi è toccato inviare, nonché  l'ennesimo modulo di richiesta CAS riformulato il 13 giugno dal redattore per carenze nell'impostazione, è perchè mi era ormai chiaro che nessuno si voleva prender carico del problema.
La risposta più facile da dare, spesso, è che ci sono migliaia di cose da fare e, se un cittadino ne segnala una che riguarda appunto migliaia di persone, è pur sempre solo un cittadino, anzi forse un rompiscatole.

Ma veniamo ai fatti: stamattina, 13 luglio 2017,  mi è stato finalmente erogato il CAS di maggio
2017 con ulteriori 20 giorni di ritardo (21 se si considera anche il primo) dalla pubblicazione sul sito della Regione Marche del pagamento degli importi al Comune di Monsampietro Morico.

Questo di fatto aumenta il gap temporale tra data di pertinenza e data di erogazione a ben due mesi. Eravamo ormai rassegnati ad accettare  un mese di scarto, del resto incomprensibile in un'epoca digitale di scambi mondiali immediati, ma purtroppo non si finisce mai di aumentare ritardi e disparità tra Comuni e Regioni nella tutela dei diritti e dei bisogni degli sfollati. Va detto inoltre che questo ritardo pesa soprattutto sui nuclei familiari più deboli, per i quali due mesi di attesa possono incidere gravemente sul bilancio e sulla copertura delle prime necessità.

Oggi, con un contributo pagato 
dalla Regione al Comune con oltre un mese di ritardo sulla data di riferimento, a cui si aggiungono ulteriori tre settimane sull'erogazione da parte del Comune ai cittadini sfollati, non posso sentirmi tranquillo, specie se si considera che altre famiglie, con maggiore stato di necessità, non lo hanno ancora ricevuto (creando così ulterori disparità, anche tra cittadini) e devono pagare affitti, costi aggiuntivi di trasporti, acquisti e traslochi che si sommano  a disagi di ogni tipo.Per fare un esempio, il mio ex vicino di casa (quando le nostre case erano agibili), Salvatore, un eroe riconosciuto dalla stampa per avere salvato diverse persone durante la scossa del 30 ottobre 2016, sta ancora aspettando, con moglie e due figli a carico, il contributo di maggio ed io non so spiegarmi perchè, dopo tanto ritardo, si proceda a differire ancora i pagamenti.

Gli stati d'animo di ansia e di incertezza si moltiplicano per molte famiglie e diventano endemici, uno stillicidio psicologico di attese, accompagnato da scarsa comunicazione sui siti istituzionali, che costringe ad inutili telefonate per ottenere risposte spesso vaghe e a volte infastidite. Questa è la vita di molti sfollati che per lo più accettano passivamente, forse per timore che le cose possano ulteriormente peggiorare.

Meccanismi sociali atavici che si replicano senza che nemmeno ce ne si renda conto, tanto sono ancora latenti in un microcosmo rurale dove è ancora difficile applicare pienamente il concetto moderno di cittadinanza.

Il terremoto, come una terribile macchina della verità, svela il vero carattere, il vero volto, i veri amici, la generosità di alcuni o gli egoismi e le  celate ambizioni di altri, ci dona gesti eroici, mostra da una parte la forza, la capacità di resistenza e dall'altra l'atavica acquiescenza di un popolo che nei millenni ha subìto ogni sorta di invasione, ogni sorta di dominazione.
Il terremoto come metafora dell'Italia, con la sua smisurata capacità di resilienza e la sua pari capacità di subire fino allo stremo delle forze.

Un cratere metafisico, ma anche un cratere burocratico, il "burocratere".

Giuseppe Maria Ficara